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Intolleranza al lattosio

La caseina, proteina indigeribile

I grassi del latte: saturi

Industria del latte: ormoni ed antibiotici

Latticini e osteoporosi

Menopausa

Latte e derivati

Siamo gli unici mammiferi che si alimentano con il latte di un’altra specie anche da adulti…Ebbene sì: questo è stato per noi un grande spunto di riflessione! L’indiscussa ricchezza nutritiva del latte è stata prevista dalla natura per dar modo alle mucche di crescere i loro piccoli, non è adeguata quindi alle esigenze nutrizionali dell’uomo, né adulto, né bimbo.
Gli interessi dell’industria latto-casearia hanno creato un mito difficile da sfatare, a cui molte di noi si sentono legate anche affettivamente…il buon bicchiere di latte caldo è come una coccola! È importante tu sappia a cosa ti espone un’alimentazione ricca di latticini e quali risvolti ha sull’apparato riproduttivo femminile. Occorre distinguere tra quella che si presenta come un’incapacità dell’intestino di digerire il latte, per un’intolleranza ai suoi componenti, dagli effetti di accumulo che questo alimento e i suoi derivati creano nel nostro organismo. Tieni presente inoltre che i derivati del latte sono presenti nella stragrande maggioranza dei cibi confezionati, biscotti, pizzette, caramelle e via di seguito..

Intolleranza al lattosio

Diarrea, gonfiore, spasmi intestinali anche intensi, vomito: se compaiono dopo l’assunzione di latte e derivati rappresentano i sintomi evidenti di un’intolleranza al lattosio. Forse riguardano anche te: sono infatti numerosissime le persone che non possono permettersi neppure un goccio di latte senza stare male. Il lattosio è lo zucchero naturalmente presente nel latte, costituito da glucosio e galattosio. Per digerirlo e assimilarlo il nostro organismo si serve di un enzima, la lattasi, la cui funzione è di scomporre il lattosio nei suoi costituenti. La capacità dell’organismo di produrre lattasi è molto elevata nel lattante e decresce solitamente con l’età. Questo è un altro chiaro segnale della non indispensabilità di questo alimento in età adulta, quando l’organismo può trarre ciò che gli serve da una vasta gamma di alimenti. Solo il lattante deve poter utilizzare al massimo il lattosio contenuto nel latte poiché è per lui l’unica fonte di energia vitale. Molti bimbi tra i 2 e 3 anni a volte iniziano a rifiutare il latte…con grande disperazione delle mamme. Non è un capriccio, probabilmente quei bimbi già avvertono i primi segnali di intolleranza al lattosio. L’abuso di latte praticato in Occidente è una vera e propria forzatura biologica. La diminuzione di produzione di lattasi, fino alla sua assenza, ci rende via via sempre più intolleranti al lattosio. Lo zucchero del latte rimane indigerito nel nostro intestino e non può essere assorbito dai villi intestinali: questa è la causa dei sintomi, non solo di quelli evidenti ma anche dei più subdoli, che coinvolgono parti del corpo non strettamente legate alla digestione. In questo caso il lattosio indigerito produce tossine responsabili di una sensazione di malessere generale accompagnato a volte da sintomi quali mal di testa, stanchezza ecc. L’intolleranza al lattosio non è sempre facilmente riconoscibile, il miglior test è sempre la remissione dei sintomi di cui soffri quando sospendi l’assunzione di latte e derivati. A volte i risultati sono strabilianti.

La caseina, proteina indigeribile

La parte proteica del latte di mucca è costituita essenzialmente dalla caseina, una proteina che per essere digerita ha bisogno di un lungo lavoro, adatto ai quattro stomaci dei vitelli. Nel nostro stomaco (ne abbiamo solo uno!) la caseina può coagulare e formare una massa densa di difficile digestione. Ciò che rimane dopo la decomposizione batterica produce un muco spesso e filoso che si deposita sulle mucose e ristagna. Pensa solo che la caseina è uno dei componenti utilizzati per fabbricare la colla! Questo può rendere bene l’idea riguardo la sua capacità di aderire alle nostre mucose, impedendo gli scambi cellulari fisiologici e intossicandoci. Anche l’apparato respiratorio ne è interessato. Le patologie catarrali, le forme asmatiche ed allergiche riguardano molto spesso i grandi consumatori di latte e derivati. Molti nutrizionisti imputano l’insorgenza di cisti o tumori alle componenti indigerite del latte accumulatesi nel tempo nel nostro organismo. Per noi donne le considerazioni vanno oltre essendo il latte un prodotto delle ghiandole mammarie e ciò fa si che i suoi effetti di accumulo si sviluppino proprio in quel tipo di organi e tessuti: ghiandole e apparato riproduttivo. Il seno, l’utero, la vagina, la tiroide, l’ipofisi sono organi bersaglio ed è ormai documentato che le grandi bevitrici di latte e consumatrici di formaggio sono più esposte al rischio di cisti e tumori e ad alterazioni della mucosa vaginale. Le variazioni ormonali tipiche degli anni della menopausa ci espongono maggiormente al rischio di infezioni e a tutta una serie di fastidi legati all’assottigliamento delle mucose genito-urinarie. Eliminare i latticini contribuisce notevolmente a tenere sotto controllo molti sintomi e a prevenire patologie ben più serie.

I grassi del latte: saturi

La quantità di grassi contenuta nel latte materno è simile a quella contenuta nel latte vaccino ma la qualità non è la stessa. I grassi saturi sono i grandi nemici dell’apparato cardiovascolare , responsabili dei danni che l’eccesso di colesterolo arreca a vene e arterie. La percentuale di grassi saturi del latte e ancor più del formaggio (che ne rappresenta il concentrato) rendono questo cibo potenzialmente “pericoloso” per la salute dei vasi. Le variazioni dei livelli di estrogeni creano difficoltà al metabolismo lipidico, per questo tu devi stare particolarmente attenta a quei cibi troppo ricchi di grassi saturi. Forse , proprio per queste considerazioni, sei diventata una consumatrice di yogurt magro; questo alimento è sicuramente più digeribile e meno grasso di altri derivati del latte ma porta pur sempre con sé gli effetti nocivi dei latticini di cui abbiamo parlato sino ad ora.

Industria del latte: ormoni e antibiotici

Povere mucche…sempre incinte e stimolate a produrre un latte che non serve ad alimentare i loro piccoli ma a dare profitto all’industria latto-casearia! Per raggiungere questo obiettivo gli animali sono imbottiti di estrogeni e antibiotici che passano inesorabilmente da loro a noi attraverso il latte e i suoi derivati. Inoltre il contenuto di steroidi del latte vaccino è alto perché la loro funzione è di stimolare la crescita del vitello in un breve periodo di tempo. Questi ormoni sono “inadatti” all’uomo e possono avere effetti dannosi sul suo organismo, soprattutto a livello degli organi riproduttivi. Come se ciò non bastasse le povere mucche continuano inarrestabili a produrre latte anche quando sono incinte e così, forzatura dopo forzatura, finiamo con il bere non solo il latte destinato ad un altro mammifero ma anche il prodotto di un animale gravido, con un carico ormonale non naturale.

Lattici e osteoporosi

Probabilmente anche tu, come la maggior parte di noi, hai considerato o consideri i latticini come gli alimenti indispensabili per conservare le ossa sane e forti. Ciò ne giustifica un’assunzione esagerata negli anni della menopausa. Questo è un mito particolarmente difficile da sfatare. È sicuramente vero che il latte e i suoi derivati sono ricchi di calcio ma è altrettanto vero che non è solo il contenuto quantitativo di questo minerale la prerogativa per un suo assorbimento a livello osseo. Per prima cosa è importante sapere che per un corretto metabolismo del calcio è importante la presenza di altri elementi nutritivi fondamentali, minerali e vitamine. Ti consigliamo di andare a vedere la pagina dedicata all’osteoporosi per avere notizie dettagliate. In questa sede vorremmo evidenziare soprattutto quali sono i limiti dei latticini rispetto al problema osteoporosi. Il primo limite è dato proprio dall’analisi quantitativa dell’apporto minerale di latte e derivati; un grande contenuto di calcio non è compensato da un adeguato contenuto di magnesio. Il rapporto tra questi due minerali è fondamentale poiché è soprattutto il magnesio che permette al calcio di essere assorbito e incorporato nelle ossa. Il secondo limite è dato dal rapporto calcio-fosforo. L’assunzione eccessiva di proteine animali, ricche di fosforo, crea nell’organismo una condizione di grande acidità. Il corpo, per riportare il pH del sangue a livelli fisiologici, utilizza i sali alcalini di calcio e magnesio. In questo caso il calcio assunto con la dieta viene impiegato per questo scopo e non può essere incorporato nelle ossa. Se la tua alimentazione è troppo ricca di proteine animali e la tua fonte principale di calcio è rappresentata dai latticini, l’acidità è una condizione persistente nel tuo organismo. La funzione di riequilibrio del pH è sentita dall’organismo come principale rispetto alla calcificazione e quindi, pur di “aggiustare” il pH del sangue, può essere che vengano tolti minerali dalle ossa, decalcificandole.
In altre parole, più proteine si consumano e, paradossalmente, più latte si beve, più calcio si perde. E’ chiaro che questo concetto riguarda soprattutto gli eccessi alimentari tipici dei nostri giorni; la sana moderazione (sintomo anche di povertà, è sicuramente vero!) cui si era costretti negli anni del dopoguerra non creava nell’organismo questo genere di problemi. In effetti quei cibi, definiti poveri, quali i legumi e i cereali integrali bilanciavano sapientemente sia l’apporto proteico che l’acidità del sangue.
Il rapporto calcio-fosforo contenuto nei vari tipi di latte è molto sbilanciato verso il fosforo. Solo nel latte materno si realizza il rapporto ottimale 2:1 (2 parti di calcio e 1 di fosforo). Ancora una volta la natura conferma nel latte materno le composizioni qualitative e quantitative ideali per la crescita e lo sviluppo del bambino. Ancora una volta la natura conferma come il latte, per di più di un’altra specie, non sia l’alimento ideale dell’adulto, tanto meno se lo si sponsorizza come il grande alleato per l’osteoporosi. A prova di ciò, esistono studi compiuti negli USA su persone di 65 anni di età: i risultati hanno dimostrato che le donne che consumano proteine animali presentano una perdita ossea del 35% in più rispetto alle donne che non consumano cibi animali; per queste ultime la perdita ossea è di solo il 7%. Studi epidemiologici confermano inoltre che l’osteoporosi ha un’incidenza maggiore nei paesi dove si consumano più latticini e carne (USA, Finlandia, Svezia, Inghilterra). Al contrario le popolazioni che vivono dove il latte e i suoi derivati non sono utilizzati hanno ossa migliori e più forti.
Speriamo di essere state sufficientemente chiare e di averti fatto venire la voglia di ‘ampliare’ i tuoi orizzonti alimentari, cercando fonti altrettanto ricche di minerali preziosi per le tue ossa e più bilanciate affinché il tuo corpo possa utilizzarle al meglio.


 
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